La Città di San Benedetto ha celebrato l’81° anniversario della Festa della Liberazione con la tradizionale cerimonia istituzionale nei luoghi cittadini ove si ergono i tre monumenti che la città ha dedicato ai suoi caduti nei conflitti mondiali e nella lotta per restituire libertà e democrazia all’Italia.
Nella tarda mattinata del 25 aprile, autorità civili e militari si sono radunate in largo Luigi Onorati dove sono state deposte due corone d’alloro, una dinanzi al monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, l’altra ai piedi del monumento ai Caduti per la Libertà che ricorda i caduti della Resistenza.
A porgere omaggio a nome di tutta la comunità il commissario straordinario Rita Stentella insieme al magg. Francesco Tessitore, comandante la compagnia Carabinieri, massima autorità militare presente alla cerimonia.
La sosta dinanzi a ciascun monumento è stata arricchita dall’esecuzione di brani da parte del Concerto Bandistico “Città di San Benedetto del Tronto”.
Il corteo si è quindi spostato verso la sede dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, dove si trova l’ultimo monumento, quello ai Caduti in Mare. Lì, il commissario Stentella ha pronunciato il suo intervento che qui si riporta inegralmente.
“Siamo qui per rendere omaggio alla data fondativa della nostra democrazia. Il 25 aprile non è solo una ricorrenza sul calendario, ma l’atto di nascita dell’Italia libera e repubblicana, il momento in cui la coscienza morale del Paese si è rialzata, rigettando l’oppressione della dittatura e dell’occupazione straniera.
Sappiamo bene che la Liberazione è stata l’esito di un processo sofferto e coraggioso. Dopo l’8 settembre 1943, in un’Italia lacerata, la Resistenza ha rappresentato la luce della dignità ritrovata. Uomini e donne, superando profonde divergenze ideologiche, hanno intrapreso una lotta necessaria, non solo per riconquistare la libertà, ma per definire i valori di giustizia, uguaglianza e fratellanza che avrebbero poi trovato dimora nella nostra Costituzione.
In questo contesto, il mio pensiero, da Commissario straordinario del Comune di San Benedetto del Tronto, va con profonda gratitudine alla Resistenza che ha animato le terre del Piceno. Anche il nostro territorio ha vissuto, con intensità e coraggio, le ore drammatiche del conflitto: dalle asperità dei Monti della Laga e dei Sibillini, che offrirono riparo e strategia alle formazioni partigiane, fino ai centri cittadini.
In particolare è doveroso ricordare tutti i caduti per la libertà che questa città ha annoverato, sambenedettesi morti perché rifiutarono di piegarsi alla violenza arrogante dei nazifascisti o perché combatterono, anche lontani dalla loro terra, per liberare l’Italia e restituirle dignità.
La memoria del Piceno, infatti, ci restituisce il volto di una resistenza diffusa, fatta di contadini, operai, giovani e donne che hanno saputo opporsi alla barbarie nazifascista, pagando spesso con il sangue il tributo alla conquista di quel futuro che oggi viviamo.
Ricordare i nomi e i luoghi di questa nostra terra significa restituire dignità alla storia locale e riconoscere che la grande epopea della Liberazione è stata, in ogni sua parte, il risultato di un impegno corale.
Sento inoltre il dovere di rivolgere un pensiero particolare al ruolo cruciale svolto dalle donne nella lotta di Liberazione. La loro partecipazione, spesso avvenuta nell’ombra ma sempre essenziale, ha dato linfa vitale alla Resistenza: staffette, combattenti, animatrici di fabbriche e custodi della sopravvivenza civile.
Senza il coraggio e la visione delle donne, il cammino verso la liberazione e la successiva affermazione della parità di diritti sarebbe stato certamente più arduo. Esse sono state, e rimangono, una componente imprescindibile dell’identità democratica nazionale.
Oggi, tuttavia, il ricordo non può limitarsi alla celebrazione del passato. Ci interroghiamo sul significato di questa memoria nel presente, di fronte a un’Europa che, dopo decenni di pace, assiste nuovamente al dramma della guerra entro i propri confini. Viviamo un tempo in cui l’architettura geopolitica si fa incerta, in cui l’Europa è chiamata a una maturità politica senza precedenti e a cercare un proprio autonomo equilibrio in un panorama globale in rapido mutamento, priva di quelle certezze e di quei punti di riferimento storici che hanno caratterizzato il secondo Novecento.
Attualizzare la Resistenza, oggi, significa assumersi la responsabilità della pace. Significa comprendere che i valori di autodeterminazione, solidarietà e rifiuto di ogni forma di sopraffazione — gli stessi valori per cui i nostri partigiani hanno sacrificato la vita — sono i pilastri su cui edificare la stabilità di un’Europa unita e resiliente.
La lezione del 25 aprile ci impone di non cedere all’indifferenza. Essere cittadini, oggi, significa saper resistere contro ogni forma di prevaricazione, difendere i diritti umani ovunque siano calpestati e operare affinché il progetto europeo rimanga un presidio di pace e democrazia.
Onorare i caduti significa, in definitiva, impegnarsi a custodire e tramandare questo testimone, affinché il valore supremo della libertà resti la bussola incrollabile del nostro futuro.
Viva la Resistenza, viva l’Italia, viva l’Europa”.
(Per le foto si ringrazia Sirio Scarpantoni dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia)









